Laura Mega, Paola Romoli Venturi

Pratiche di Pace

Arte contemporanea
Pratiche di Pace
Evento che indaga la pace come pratica fragile e quotidiana, tra vulnerabilità, cura, trasformazione e relazione. Un invito a rallentare, abitare la complessità e riconoscere nella fragilità condivisa una forma di resistenza.
Martedì 24 Apr 2026
Orario
20:00-23:00
Kou Gallery
Via della Barchetta, 13 - 00186 Roma
Artisti
Laura Mega
Laura Mega
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Paola Romoli Venturi

Pratiche di Pace si configura come uno spazio di sospensione, in cui materia, corpo e immaginario si incontrano in una tensione costante tra vulnerabilità e trasformazione.
Le installazioni in dialogo condividono una stessa urgenza: interrogare la possibilità della pace non come stato dato, ma come pratica fragile, quotidiana, da costruire e ricostruire.
In questo contesto, la morbidezza, la cura e il gesto diventano linguaggi centrali.  Materiali organici, tessili e trasformati attivano una relazione diretta con il corpo del visitatore, invitato non solo a osservare, ma ad abitare lo spazio, a entrare in una dimensione sensibile fatta di prossimità, ascolto e attenzione. La mostra attraversa territori ambigui, in cui segni di protezione e tracce di violenza coesistono, generando cortocircuiti percettivi ed emotivi. Ciò che appare accogliente può rivelarsi esposto, ciò che evoca fragilità può contenere una forza inattesa. In questa oscillazione, le opere aprono spazi di riflessione sulla condizione contemporanea, mettendo in crisi le narrazioni lineari e le opposizioni nette. Il tempo assume un ruolo fondamentale: rallentare diventa un atto necessario, un gesto politico. La ripetizione, la cura, il fare manuale e la trasformazione della materia restituiscono valore a processi spesso invisibili, legati alla memoria, alla trasmissione e alla ricostruzione.
Pratiche di Pace non propone una visione risolutiva, ma attiva un campo di possibilità. Si configura come un allenamento, un avvicinamento progressivo, imperfetto, a una possibile condizione di pace. Invita a sostare nella complessità, ad accogliere la contraddizione e a riconoscere nella relazione, nel contatto e nella vulnerabilità condivisa una possibile forma di resistenza.