24 Maggio 2016

Simone Bertugno, Sexodus

Alla galleria Menexa potrete fare un viaggio visuale tra le mille posizioni e aspetti differenti che può assumere l’atto sessuale dell’uomo e degli animali: una versione rivista e corretta di quello che storicamente l’uomo ha da sempre prodotto, come il Ninoursag / Hathor in Egitto o le Scene di sesso del Tempio Vishnavath, Khajuraho, Madhya Pradesh in India, dove Shivalingam segna la fusione della forma con l’assoluto nell’atto sessuale dell’uomo con la donna e lo Schivam rappresenta la bontà favorevole del buon auspicio, mentre Ganesha in sanscrito è  infine la moltitudine che da un chakra ad un altro sostiene e dà forza alla ruota della vita. Così Simone Bertugno in “Sex odysey” allestisce una forma circolare di corpi di varia natura che, allineati tutti insieme, uno dietro l’altro, costituiscono una ruota sospesa nel vuoto, proponendo un viaggio aereo nello spazio in quello che è il mondo sessuale nei suoi molteplici aspetti. Con abile sapienza artigiana, egli modella la creta per darle la forma desiderata; dopo che viene ben essiccata la cuoce nel forno con il rischio che qualche pezzo possa rompersi. Poi, terminata la cottura e una volta tornata fredda, la tenera terra impastata con l’acqua si trasforma in un materiale duro e poroso di colore rossastro. La forma modellata va dipinta con delle terre sciolte in acqua che assumeranno il colore definitivo dopo un’ulteriore cottura. Un lungo processo manuale che non ha mai nulla di scontato e che si rivela sempre pieno di sorprese che di volta in volta l’abilità dell’artista risolve a suo piacimento. Mi sono soffermato sulla tecnica perché questo genere di produzione di scultura di tipo tradizionale praticato da Simone Bertugno non hanno nulla a che vedere con le sbrigative tecniche attuali che si usano per realizzare gran parte delle opere di arte contemporanea che vediamo in giro. Da lungo tempo gli artisti hanno abbandonato tale tecnica perché comporta tempi troppo lunghi e incerti, compreso un lungo e faticoso lavoro che dura all’incirca una decina di giorni di attesa minimo ma spesso i tempi si allungano notevolmente, senza contare che per un banale errore o dimenticanza si deve rifare tutto d’accapo. Una pratica che adesso è rimasta relegata al settore dell’artigianato anche per la complessa quantità di strumenti e per la logistica da utilizzare. Magicamente, però, Simone Bertugno la rende una tecnica “facile” e la adatta con molta padronanza all’arte contemporanea a competere con le altre tecniche tridimensionali che attualmente si usano. Il risultato, se li vedi a distanza, sono dei “giocattoli” simpatici, resi così da un aspetto cromatico limpido e vivace, ma quando ti avvicini scopri di essere caduto in una trappola. Simone Bertugno con le sue opere ti trasforma in un voyeur, perché, una volta vicino, lo sguardo non può fare a meno di visionare i dettagli osceni che di volta in volta si susseguono nei suoi personaggi realizzati con la creta, che, spesso, beffardamente se la ridono, forse perché consapevoli che qualcuno li osserva con scrupolo. Un gioco furbo che in “Citera” e “Lucy in love” viene realizzato con l’uso di morbosi specchietti che maliziosamente ti portano dentro vagine e piccantissime penetrazioni. “Holypussy”, “Je vous donnerai toutes mes fleurs”, “Astrocristo”, ecc. sono le altre variopinte sculture che il malizioso Bertugno ostenta sulle pareti della galleria per un visitatore che avrà molto da scrutare in pruriginose forme scrupolosamente modellate. Insomma le gradi capacità artistiche di Simone Bertugno hanno trasformato una prestigiosa galleria in una peep showroom. Ovviamente un’occasione da non perdere, e se proprio non sapete contenervi, vi segnalo un’altra mostra dal contenuto simile anch’essa molto interessante: “La collezione erotica” all’ Ospizio Giovani Artisti a via Cernaia n. 15, con opere di Pino Boresta, Pedro Cano, Paolo Cavalcanti, Nestore Del Boccio, Rosario Gallardo, Werther Germondari, Francesco Impellizzeri, Calogero Marrali, aperta fino al  21 settembre 2016.

Sorgente: Simone Bertugno, Sexodus