Per Sempre

Oreste Casalini

Per Sempre

7 Dic 2019 - 20 Dic 2019


Testi critici
Fabrizio Pizzuto
Paola Pallotta

Scheda artista
Oreste Casalini

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L’arte, come la vita, è una lotta costante tra qualcosa che vuole emergere e qualcosa che vuole sparire, inabissarsi, nascondersi alla vista degli altri e soprattutto alla consapevolezza di noi stessi. Lavorare con lo spirito del ricercatore significa vivere costantemente questo conflitto. Ricerca significa lanciarsi con fiducia nel buio dell’incertezza, tentare nuove soluzioni, sospendere ogni pre-giudizio, abitare uno spazio intermedio in cui rischiare la con-fusione, rimettere in discussione le conoscenze acquisite, mettere in conto la paralisi, la perplessità, l’inganno. In questo senso fare ricerca significa inseguire un’ombra, una forma nascente che mentre si manifesta si nega, vuole tornare distorsione, macchia informe. Per far questo è necessario avere una disciplina marziale, saper mettere in relazione l’ignoto con il già conosciuto, vivere in uno spazio dove non si può prevedere quali connessioni si metteranno all’opera, quali fallimenti attendono dietro l’angolo.

Il lavoro dell’artista, come quello del monaco e quello del ricercatore scientifico, è un fare in disparte e segreto che per il mondo ha il sapore di una proposta radicale e scandalosa. Proposta che nel suo esemplare fallimento rappresenta un monumento, un memento, una traccia indelebile della deviazione dalla via che la realtà ha preso inesorabilmente. L’uomo che dedica la sua vita alla ricerca, è un Homo Sacer, separato dalle logiche che il potere ha apparecchiato per tutti; è colui che accetta la sua marginalità. È Ulisse dopo l’agognato ritorno a Itaca che non si adagia a rimirare il percorso fatto ma in segreto riprende subito il mare.

L’artista è invece l’uomo Faber. Custodisce la sapienza del costruire cose mirabili ma deve ad ogni passo scegliere: farsi avvolgere dalle proprie ossessioni, lasciarsi andare al cieco rischio o accettare il recinto ben disegnato delle convenzioni e ripararsi nel conformismo.

Per fare ricerca bisogna coltivare segrete speranze, contrastare la tentazione di cedere alla volgare rassegnazione, essere disposti a pagare un prezzo per la propria ostinazione; perché l’intima devozione del ricercatore va all’opera, al risultato, non all’artefice; solo l’opera forgiata ex-novo può infatti redimere una vita, fondare una nuova volontà, risuonare di una perfezione inaudita, mai vista prima. Le opere, il risultato del fare, sono, in questo senso, l’unico reale miracolo umano, rappresentano la santità di quello che mettiamo al mondo, creando il nostro mondo. Per mettersi all’opera con il giusto spirito bisogna saper placare l'attività della mente e accedere ad uno spazio interiore libero dai pregiudizi, premessa necessaria e silenziosa per ogni forma di disciplina spirituale. Per fare ricerca, in definitiva, è necessario attraversare il silenzio, che come il vuoto, non esiste. Con J. Cage, silenzio vuol dire dare priorità all’ascolto di noi stessi, apertura totale ad ogni vibrazione che può diventare esperienza. Il silenzio è un limite e un’opportunità, una soglia, un affaccio su un altrove altrimenti irraggiungibile.

La ricerca costante di un frammento di verità è il ‘Per Sempre' a cui allude il titolo di questo evento, un luogo ideale dove è possibile fare esperienza dell’unica specifica attività umana che ha la missione di perpetuare ciò che sempre è.

Evento aggiornato il 19 Novembre 2019 - 18:34